possediamo non in pratictum non una consapevolezza; se non di becer altura.

nulla da farci. ci controllano. sempre più; tra mezzi di simil carattere.

vi è un'incredibile controllo sociale; un'eterno distrarre, sfociante in esuberanti manifestazioni di tento sfogo di frustrazioni, bieco raccapricciarsi, vano lamentìo.

frustro anch'io, al tentar di circumnavigare l'eletto linguaggio, sapiente e cosciente esso stesso; tentante l'instimolazione illogica di qual più duopa riflessione: ci provo; ci credo. è che nulla vedemmo, non in mano un quanché di tastaribile che porti i nostri occhi a vaneggiare lucidamente, in soliloqui intro-specchiatici.

e l'evocar di tutto questio non ti è stato pervenuto: non per tua involontà. per volere extra-ciò-che-viviamo, perchè il tuo scopo rimane non pensare, e non t'azzardare a dir che lo fai, non farlo sapere: che d'Io mi linci.

solo freud mi ha fatto capire perchè mordicchio tutto.

il festeggiar degli umani, in codesti giorni, è inconcepibile: il relativismo del tempo non è dunque chiaro.

l'errare umano di voler sempre e comunque dare ordine ed etichettare, e i sudditi festeggiano il tempo, vivendo il tempo, pensando in relazione al tempo, senza tempo, sempre a favore del tempo, perchè c'è il tempo, e senza tempo non avremmo tempo, e invecchio e vengo catalogato a seconda del mio tempo che non ha ancora avuto modo di fare tempo, visto che le persone vengono considerate secondo il tempo, e, senza tempo, penso al tempo che sto sprecando, per colpa di chi, al tempo, da troppa importanza, e, quindi, non sono capace perchè non ho fatto molto tempo; me ne sto nel mio tempo a contare il tempo che passa, e gli altri pensano che al mio tempo io sia fuori tempo, in meglio: ma ciò non mi da tempo e quindi molti non considerano il mio potenziale tempo, quanto ho ben sfruttato il mio tempo; certo, mi rimane tempo, ma non ho tempo di pensare al tempo che rimane, voglio agire in tempo ma non mi danno tempo, e scopro nuovi tempi ed imparo e prendo tempo, ma ai già citati non interessa questo tempo, loro hanno i loro tempi ed io devo stare ai loro, quindi aspettando tempi futuri e sprecare questi tempi dove, effettivamente, di tempo ne ho fin troppo: avendo troppo tempo non riesco bene a sfruttarlo, ripeto. per altre cose non mi danno tempi ed io comunque offro il mio tempo; qui non pensano che dovrebbero pensare, piuttosto credono che sia tempo di agire in tempo, secondo un'idea di tempo comune che da quindi un valore al tempo, che, in realtà, lo crea, il tempo. così voglio darvi altri tempi e farvi pensare che siete in tempo a distruggere queste concezioni stereotipate di tempo, che danno tempo al tempo, che c'è un tempo per ogni cosa, senza pensare a quante cose in realtà potreste fare in tot tempo. anzi no, non preoccupatevi, svegliatevi in tempo e fomentate l'andar del tempo, mentre io cerco altri tempi e provo ad entrare per uscire soddisfatto del mio tempo.

vorrei esser nato nei tempi in cui non c'era tempo.

cammino piuttosto freneticamente, tra una pozzanghera e l'atra, ascoltando musiche blasfeme, e penso:

molte delle persone a cui voglio un bene incontrastato osannano le mie creazioni e le mie idee.

questo mi fa pensare al rapporto tra queste persone e le mie aspettative sognanti riguardo al futuro.

talvolta costoro mi danno istintivamente del genio, lodando le mie capacità di saper surrealizzare pur mantenendo forte presenza di concetti concreti, coerenti ed intelligenti.

e tutte queste belle cose che mi dicono potrei considerarle come 0,0000000000003% del parere dell'umanità:

molte altre persone mi considerano un cazzone perditempo, un comunista(?!), un incapace di stare al mondo, e molte altre cose forse poco interessanti.

dunque mi chiedo quanto valgano questi benvenuti elogi da parte di quelle persone da me fortemente stimate ed amate.

mi viene da pensare che in una impossibile concezione oggettiva del mondo io sia comunque un nulla vuoto, nonostante alcuni soggetti di alto sviluppo intellettivo-cognitivo mi facciano preziosi complimenti e, talvolta, mi definiscono, come io ritengo loro, "intellettuale".

può far testo che per il resto del mondo io sia un "nulla vuoto"'?

il ritenere queste persone "intellettuali" è mia opinione, nonchè di loro stessi per loro stessi.

tutte queste frustrazioni derivano da che non trovo forti elementi di confronto per poter essere totalmente d'accordo sul considerare geniali alcune mie idee e/o creazioni.

posso sì riconoscere la loro genialità, la loro perspicacia e la forte componente creativo-costruttiva, ma per mia unica opinione.

il non riuscire a trovar confronti può rispecchiarsi nell'idea di saper di essere diversi dallo standar sociale ed etichettistico, quindi unici; forse questa unicità può si esser condivisa ma non trova facile confronto con quanto, appunto, oltre a queste "persone-uniche", esiste.

e l'esser tutto ciò porta a potersi collocare in una sorta di élite che regola, e capisce, ciò che si può intendere con il termine "concettuale"?

tutto questo mi turba ora, perchè penso che queste mie fantastiche idee e creazioni siano così apprezzate da queste persone perchè siamo tutti dentro ma fuori(non a livello di non aver coscienza politica e di non informarci su quanto accade ovunque) dal mondo, e ci capiamo, anche perchè siamo tutti un pò soli, e sentiamo di esserlo, e vogliamo spesso allontanarci da quegli standard già citati e dalla massa, per poter ampliare la nostra sacra(non in senso religioso) unicità.

wittgenstein disse che non esiste conoscenza senza il dubbio. allora tutte queste mie turbe possono trovare risposta in questo, e avere ora una nuova consapevolezza: che questa unicità c'è ed il non aver confronto conferma la sua originalità, esaltandola, anche perchè alcune basi culturali le abbiamo per poter capire che i nostri concetti hanno un valore ed hanno senso, e che sono nuovi, in senso costruttivo; e affermo che continueremo a creare, dovessero toglierci il pane da sotto i denti.

Hello world!

Il primo post rappresenterà l'incommentabilità del fatto che mi sono iscritto su wordpress abbandonando qualcos'altro.