some news.

Last month I’ve released a live performance, on my YouTube channel, I did at OIO.RADIO by the super OIO STUDIO. They have a gif tag to be randomly shown on their web page, my choose was Akira

It’s up on Spotify my remix of HINE by the awesome band OTU.

On the 16th of May my new record I CAN’T READ THE MIRROR will be released on ENGRAM RECORDING.

Love.

spalle.

bentornato silenzio. s’é appoggiato in coma un colore che raccoglie molte tue memorie, compresi i tentativi innumerevoli di ritrarlo. sembra l’arrivo del sentiero, la tanto attesa cima traguardo. i grani sotto le ginocchia non mentono, la sabbia infida si appoggia in ogni tua distrazione, invade e appesantisce lo spazio. e parli, e parli; sempre provi a farla uscire dalla bocca e questa s’inumidisce e ristagna. non riesco a stare proprio zitto io, non riesco a continuare ad ingerirvi cibo sopra, a combattere contro il mio amore. tanto ci metti a capire di aver compreso il tuo sorriso tanto ti ritrovi a versare lacrime sole, anche queste che si sentono prive di una casa. l’ostentazione delle certezze della propria forma di salute era un terribile tentativo di costruire una torre, fallimentare sin dalle fondamenta. uscio su un’autostrada di percorsi indipendenti e sempre disponibili, dimenticati per prendere una scorciatoia a fondo chiuso. riecheggiano dietro le barriere di contenimento le certezze altrui sulle mie scelte, le porto con me fino a che si dissolvono negli altri rumori, mi convinco che comunque non portavano con sé l’identità propria, marchiati dalla mia percezione degli stessi. fuliggine assorbita, parto immaturo, aggressivo reiterare. si alzano i riferimenti luminosi, riscrivono l’orizzonte. mi accorgo di nuovo della portata della mia distrazione, presenza decisamente mortale. le emozioni si riscoprono giovani, hanno sempre cercato di dire il loro, ma come tutti i giovani non avevano spazio. ora hanno anch’esse troppi anni, fanno fatica e vogliono riprendersi quanto hanno perso. chi sono io per tenderle altre gabbie? chi sono io per farmi così male? ne parliamo ancora. il sole cala. salutiamo entrambi in silenzio quello che ci rendiamo conto di non avere tempo di tenere, noi fitti di impegni. il sorriso continua a porre eco nelle settimane successive, si sposta di momento in momento senza recare troppo danno. un tempo non era così. ricordo terreni arsi sotto il petto a causa di questo. forse era troppo forte, o forse sono solo cresciuto. quel che importa è che davanti a quell’energia non ci siamo divisi, anche se abbiamo dovuto camminare in direzioni opposte. l’emotività appena adolescente richiede zuccheri. potrebbe sembrare obesa, ma forse è solo compulsiva. il suo vero nutrimento sono passi o pedalate e acqua, un impero continuo di energie non canalizzate, impazzite e voraci. sto molto in silenzio, ascolto la rabbia. quando questa vuole esprimersi il mio corpo è annoiato per non avere spazio ad altro. la lasciamo sfogare, le cerchiamo di parlare e lei sa tutto, ha solo bisogno di essere se stessa, come noi tutti. prendo la mano al bimbo che sono, posso forse dire solo adesso di averlo conosciuto meglio. camminiamo. parliamo. un giorno saremo io.

Mmrk – Esposizione di Ombre

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This record is an intimate exposure of my deep self.
I always thought it would be a work that had to have some images related, so I filmed some editing them with some great 9mm footage I found.
I wanted to investigate some architectures being invaded by plants, not necessarily to express decadence, but mostly because it is a vision I could relate to my person, as an individual, and was perfect for how I felt listening to my piece. I don’t know if it is something I noticed around me or inside me, that’s the exact process I did while filming, considering my self being involved and being the observer as well.
It is complicated, more or less than I am.

enjoy and share if you feel to do it <3

bambino.

il corpo si illude di decidere la sua forma. mi dimentico di non poter permettermi di far finta che non sia passato un sacco di tempo, qualcuno se ne accorge per forza. funziona comunque sempre la fiducia, ti senti ancora lo smalto addosso fresco e quasi ti chiedi come sei stato tutto questo tempo a rendere forma alle tue idee, che tanto ci tenevi. l’importante è rimanere concentrati, non è una prova, non è un ritorno di fiamma, non voglio rimarcare l’illusione di good vibes che furono, non voglio sfruttare la capacità che noto che non si è spenta. sono qui per crescere di nuovo, senza che nessuno domani si possa lamentare che ho lasciato la carta in salotto, su un tavolo che viene concepito e curato per rimanere vuoto, immacolata figura di un’esistenza sdrucciolevole. conferma che fallire equivale a respirare. magari è meglio se non ne parliamo, ho bisogno di far finta che il tutto sia un procedere normale, da non discutere e da vivere. non posso assecondare così tanto il silenzio. il mio cervello si impossessa della mia mente, si mette su un piano di agibilità superiore a quello di tutto il resto. riesce a creare un mal di stomaco dal nulla, riesce a farmi dimenticare i miei desideri, i miei sogni e i miei sentimenti. la mia fortuna è che ho sempre potuto sfruttare la creatività per poter raccontare questi strani aspetti del mio io. posso sempre contare sul raccontare che questa forma espressiva si colora di esagerazioni ed ispirazioni dalla realtà, talvolta a permettere di convincermi che solo tali erano, ma il mio male risiede altrove, in pensieri dimenticati e ricordi impantanati. allo stesso modo anche tutte le altre possibilità espressive si sono macchiate di questi procedimenti, riesco ad esprimermi solo attraverso i pensieri e le mie azioni si bloccano nel nascere, rifugiandosi in imbarazzi e timidezze degne di quello che sono. e allora chi racconta tutto questo? è l’elaborazione del mio cervello a dare forma sia alla sua sofferenza che alle spiegazioni di questa? può un unico essere cadere in trappola al suo stesso male? non ne sarei così preoccupato se non avessi solo ferito me stesso. che mi piaccia pensarlo o meno non sono un vero solitario. sarebbe da ruffiano e vigliacco scusarsi qui con chi ho ferito. anche se fosse la completa realtà quella che sto descrivendo ora non sto facendo altro che esprimerla in una forma educata, matura ed in maturazione, artistica, liberatoria con tratti di tentativi poetici ed emotivi. sto scrivendo, chi sa quale lato del mio io sia realmente a farlo adesso. chissà infatti cosa dicevo quando giocavo da bambino. chissà, magari è lì che si sono bloccati i miei ricordi, il mio avere fiducia nel creare, il mio essere libero. e allora aggiungo un layer in più a questo articolo, che sia parte della finzione o no, lo pubblico senza rileggerlo, rompendo il meccanismo stesso della finzione dichiarando di dichiararlo, dove furbescamente mi sto nascondendo.

rglr mrl

nonostante l’aspetto giudizioso di un semplice sguardo, sembra interessante approfondire il messaggio di quel tentativo inespressivo. aggiungo strati alla complessità di stare in un gruppo di dieci persone, a come alcuni provino difficoltà ad essere se stessi in un contesto simile. mi viene da vomitare, mi allontano dal gruppo e cerco nell’ombra un breve riposo, trovo solo l’illusione di questo. a volume alto lontane delle voci raccontano la noia delle loro giornate, avvolti da sonni profondi di anime lascive, giovani e spensierate. alcune non distaccano l’attenzione dal loro apprendere così legato all’esperienza. gloria del loro nome sveglia il midollo protetto da un affanno di acciacco che macchierà l’esistenza di dubbi enormi che come grosse nuvole creeranno solo ombre temporanee, non ci si preoccupa di quando sarà temporale. ascolto capace anche se stanco, distratto e continuamente messo a rimbalzo di frequenze forti e in larga presenza. mi rendo conto di non essere bravo, di non avere grosse qualità. solo alle mie parole molti hanno calcolato percorsi distorti, differenziati dai loro stessi, lontani dalla realtà futuribile delle difficoltà di un capace. saluto silenzioso i troppi presenti, delineo grossi segmenti nell’aria che mi pacificherebbero con questo spazio trasandato, blocchi di materia opaca nera che formano realtà complicate. sicuramente ogni dove si traduce in incastro di linee, densità folle copre nuclei già nascosti da intelligenze rese congrue malamente all’insieme. mi limito ad alcuni saluti troppo possibili e tengo sempre più retto lo sguardo e l’atteggiamento impegnato, devo trasmettere che ho un lavoro fatto di incastri di minuti inesistenti e stupidi. provo un forte sentimento di lontananza alle certezze di molti presenti, mi allontano non solo in silenzio ma pongo scuse a coprire quanto enorme sarebbe la difficoltà di spiegarsi, in termini di successo di ricezione di un messaggio reso pressoché leggibile. non ci sono spiegazioni coerenti all’essere a disagio in certi connotati sociali dispotici. coraggio, mi dico, il domani si muoverà nel disonore dello spreco dovuto al servizio di un reflusso apatico di abbattimento di barriere di pensiero che talvolta si risolvono in moti d’appartenenza di apatici che servono la bandiera come figli di una nazione fatta di vestiti e accessori. la noia è padrona delle ore di lavoro e le doti di abbandono dei molti. il mio sorriso non si nasconde a trasmettere la serenità della sua coscienza. cerco di essere bello per trasmetterti il peggio che ho potuto vedere, poi ancora mi allontano. mi stendo e cerco l’unico vero calore efficace al gelo delle mie ossa. gli occhi ancora fissano avanti a loro. il mio cuore fa molto rumore, di questo si servirà il mio silenzio.