giallo.

i miei soliti trenta minuti di anticipo ad un appuntamento. tempo utile per pensare a quello che vorrei dirti senza creare spavento, false prospettive, illusioni. potrei invitarti a mangiare, che é cosa di cui sono sicuro che avrai bisogno, e quindi aumentano le possibilità di buona riuscita delle mie intenzioni e la mia anoressica autostima sull'argomento verrebbe messa all'ingrasso. l'intermittenza della mia lucidità non mi permette di capire le tue aspettative, ma mi rincuora che riesca sempre a farti sorridere. non ho fretta di concludere checché sia; alcuni dicono che sbaglio. vorrei solo essere sicuro di rimanere sempre disposto volentieri a passare molto tempo con te. niente di nuovo credo. mi mantengo sicuro che ti sia resa conto di quando mi sono spostato solo perchè c'eri tu. altre volte feci finta di passare per caso, ma su questo vorrei mantenere il segreto; non sono molto autocelebrativo.

il mio appuntamento dovrebbe concretizzarsi ora. mentirei se ti dicessi di averti pensata solo questa mezz'ora, oggi.

ciao,
ho fatto delle magliette.
ci ho messo molto tempo a trovare un disegno che andasse bene e dopo mesi di tentativi sono riuscito a trovare qualcosa che mi garbasse, facendo a pugni con la mia lentezza.
fatto sta che le maglie le ho stampate, le ho stampate da andrea.
potete averne una per dieci euro. le taglie sono S, M, L.


per averle scrivetemi: mauromrk [at] yahoo [dot] it
ciao, grazie.

m.

non ascoltare quello che dico quando sbraito a caso fissando il muro o mentre corro calcando dei pedali. non giudicarmi quando sto fisso e fermo ad ascoltare dei rumori. non fare fretta ai miei progetti. non dare troppo peso alle mie intenzioni di fare qualcosa, perchè, al momento propizio, mi congelo. non so andare avanti, non so fare il passo, che sia per quello che vorrei essere, che sia per quanto scopro di essere. quando corro urla, fatti vedere, fatti sentire. è quello il momento in cui più dovrei ricevere attenzioni. se sono fermo è perchè sto bene, e lì potresti sfiorarmi un braccio, parlare. più mi muovo velocemente più ho dei pensieri che voglio lasciarmi dietro. è per seminare dei pensieri devo correre, agitare le gambe. non fare a caso a quello che dico mentre fisso per terra, sto sicuramente pensando a qualcos'altro. se vuoi farmi sorridere è necessario che mi guardi più spesso negli occhi. se vuoi toccarmi la fronte infrangerai una forte sfera intima. se mi dai un bacio sulla testa sono sicuro che mi ami. sarà questo freddo. ma cosa sto dicendo..

nonostante la voglia di rilassarsi il nervo si tende, e compromette tutto il resto, che sia ricordarsi di fare una cosa che sia pensare bene a come abbracciare quella ragazza quando si è impacciati per non apparire finti e composti. ed è proprio adesso che il dono della sintesi sarebbe utile più che mai, perchè quando parlo mi perdo come in un labirinto, poi non mi trovi più, o sei stanca di cercarmi. non preocuparti, andrà come deve andare. non mi va di fare paragoni con le scorse volte, su quello che mi capitò. è la prima volta che mi propongo, ed è successo più di una volta, che fosse per un sorso d'illusione, che fosse la costruzione di una passeggiata con te. sai com'é..come quando non vuoi parlare di una cosa ma continui a descriverla, annoiando l'esigente. ci guardiamo di striscio, nello studio dell'approccio. sorrido e ti faccio sorridere, mi è naturale. mentre torno a casa solo però non sorrido mai. occhi lucidi e ghiaccio in faccia. più notti ti ho sognata come ti vorrei accanto probabilmente, perchè poi, purtroppo, io i sogni non me li ricordo mai. però se mi sveglio perchè ti stavo pensando me lo ricordo. spero, domani, che mi chiederai se io vorrei, non vorrei, ma se vuoi.

sono mesi che non tocco il freddo. le corse nel buio del bosco proponendomi bene nell'incontrare il domani. le delusioni sapevano annunciarsi a tempo debito e la certezza di una futura soddisfazione tagliava le gambe al reale gusto amaro delle giornate. c'era quel fortissimo senso di riscattiamoci, derivato anche dalle incredibili insoddisfazioni politiche accumulatesi. e non solo qua mi viene naturale dedurre che fiducia nella politica non bisogna conservarne.

quel buio attraversare mi sembrava più sano di molte altre mondanità fasulle. talvolta mi imponeva una particolarissima soggezione. l'umidità prendeva possesso dei miei istinti, la percezione dunque diminuiva. ragazzi continuamente ridevano emulando popolazioni più sincere di loro. risate poi comunque vuote e prive di qualunque attaccamento alla realtà. a quella realtà obbiettiva della cagna società e dei suoi palazzi. altissimi chili di cemento spesso vuoti, spesso mica vuoti ma inutilizzati; mai sfruttati, mai valorizzati.

noi, dalle nostre scrivanie, palleggiavamo esercizi di stile. noi, narcisi, ci scrivevamo compiaciuti.

prendevo in mano vari strumenti, e ne capivo la bellezza tanto quanto mi mostravo incapace di sostare nell'apprendimento dei già scoperti metodi. e non ne trovavo di nuovi, non per questo, peraltro, smisi poi di cercarli. in merito, l'ammontare delle distrazioni aumentava, le disponibilità di tempo recedevano verso sconosciuti pomeriggi nei quali il tempo ebbe, ahimé, ben poco valore. la coscienza quindi del mutamento delle interessate situazioni radicava sul massimizzare la resa del poco tempo, com'é d'uopo in casi simili. gli obbiettivi rimpicciolivano mentre gradualmente lo scheletro si rinforzava e cresceva sfrattando la troppa cartilagine ovunque. di certo i meriti non resiedevano nell'aver mangiato tanto latte e formaggio, cagna pubblicità. le idee semplicemente cooperavano con il fisico ed il derivante comune accordo si traduceva  in incremento di senso e coerenza nel rapporto tra costruzione e realizzazione dei progetti. la chiarezza emergeva sulla superficie dell'acqua, rendendoti sicuro, più di prima almeno, di quanto acquisivi. poi ora abbiamo la tastiera, e le lettere che ti scrivo le possono leggere tutti.

così dopo un paio di gettate d'acqua sulla faccia mi sento più lucido, fresco. mi sento più stabile rispetto a quando dico stronzate, spesso. rinnovo le domande che mi faccio su chi io creda chi sia colui/lei a cui mi rivolgo quando scrivo; mi do le stesse risposte spesso e non cito nessuno perlopiù per proteggermi. perchè potrei immaginare chi legge ma in realtà non lo so mai. è un angolo di me sempre esposto, con dovuta crema solare di protezione dagli abbagli. non mi piace che tutti vedano di me ma spero che qualcuno lo faccia. ma espormi pubblicamente è pericoloso. in bici sono solo, che io stia raggiungendo qualcuno o che stia andando a casa o a lavorare. ma è sempre lì che mi piace essere. quindi cosa dovrei fare? forse stare su delle ore e andare. il problema rimane l'atterraggio. non sono mai contento di dove mi fermo ma mi piace muovermi. vorrei fermarmi veramente. mi rifugio nel guscio del mutismo ed alle domande rispondo con frasi che ho già pensato. quel che credo di dire di nuovo è in realtà rimescolamento di quanto già pensai, chissà dove chissà quando. non parlo più con nessuno, semmai l'abbia fatto. cerco solo scuse per pedalare. mi stendo sul prato fresco ed aspetto quella mano che stringa la mia, mano quasi esanime. quella sua lacrima che lubrifichi il mio occhio.

seesaw - things are bad

con piacere ho disegnato la copertina di questo disco.

me l'ha chiesto un amico ed il disco, poi, suona piuttosto bene, suona sincero.

se vuoi puoi ascoltarlo qui.

il tutto è stato serigrafato qui.