che schifo dolcimissimo.

unto, la percezione di polvere grassa sulle mani e quell'incredibile fastidio trattante la consapevolezza di non potersi togliere di dosso nulla. fastidio insofferente. nell'arco di cento metri c'erano il venezuela ed il texas, inconcepibilmente, nel cantiere di un fiume..mentre qualcuno costruiva la natura c'era qualcun'altro che sudava e si rotolava nello zozzo, dopo aver bevuto cose calde e di uno schifo schifoso. purtroppo non posseggo dei cingolati con cui passeggiare, altrimenti sarei stato più a mio agio e senz'altro ne avrei approfittatto per appiattellare un qualcuno qualunque..la scelta era immensa. l'aridità, anche nelle idee, ancor più tristemente nel non luogo dove queste nascevano; proprio lì l'aridità mangiava i miei desideri creandomi surrelista-nonsense nello sfogo di un non sviluppo deprimente. quante soddisfazioni hanno cessato di pretendere di poter esistere, quante realtà ho riscoperto presenti..le avevo dimenticate molto volenterosamente. e quanta disidratazione devo sopportare, propr'io che non ne so stare insieme, che la soffro. quanto tempo servito a poco, a desiderare d'essere altrove, ma con le stesse persone con cui comunque eravamo lì; almeno questo. poi in periodo di luna calante, in cui ogni forza propositiva s'è auto sotterrata nella mia stessa incapacità di mantenere vigorosa una incerta dignità che non ricordo di aver mai avuto, nel tentativo di auto-punizione fisica, da parte di quell'intelligenza frustata e frustrata. e non ce ne metto qui di parentesi, era tutto parte di un niente avente forma, di un tutto in generale..la mediocrità scialba sposata con una blasfemia di convenienza tipica della più vicina pianura. il sudore nella sua olezzosità più acida, pronto ad attingere a corpi terzi con le sue azioni; terzi che vogliono dimostrare altro: ma, perbacco, terzi presenti in un contesto in cui la propria forza intellettuale era depotenzializzata, offuscata ed annerita da tutto quel sudore, acido ed onnipresente. c'era più creatività in alcuni-non-più-giovani che tentavano di stendere lattine con i sassi, che poi era cornice di qualcos'altro..qualcos'altro presente solo in quella zona d'ombra, e nelle menti di qualcuno di noi. ed alcuni facevano il fuoco, senza conoscere minimamente cosa evocavano; anzi ne traevano poi forza per cucinare dei cadaveri..per cospargere l'aria di altro grasso sciolto, unto e schifoso.

ascolto tragedia..non potrei fare altro..traducendo tutto il loro amore in sfoghi rabbiosi da giovine che comunque sarebbe rimasto insoddisfatto.

tutte queste giornate osservo "kili" di foto, di parole e di immagini; lo faccio da reietto..da uomo seduto 12 o più ore al giorno sulla stessa sedia, che si prende solo adesso i suoi 10 minuti per dimenticare tutte le cose geniali che ha pensato oggi, perchè è convinto che quanto più sarebbe godurioso adesso è una doccia; lo dice senza trionfare nella banalità, ma dopo accumuli di quelle cifre prima citate. gli viene da pensare a persone amiche, e fortemente considerate tali, che apertamente hanno rischiato di confessargli del nulla, un nulla di forse preziosissimo valore nel tutto della sua mente, della sua chiamiamola conoscenza. ma molto più forte è la voglia di camminare, che credo fortemente proporzionale a tutta la situazione venutasi a creare in un tempo indeterminale che potrebbe erroneamente risalire in un arco di 6 mesi, e per altre questioni di credo 12 mesi. faccio fatica dunque a vedere le cose chiaramente, penso che ne possa essere specchio questo fanfugliare parole-concetti-idee. vivo di cose finte che mi insegnano la realtà: è una prassi più che quotidiana al giorno d'oggi, è solo che io non ne ero abituato e bisogna capirmi; bisogna istruirmi? la risposta se fossi io stesso a darmela la sbaglierei anche se fosse quella giusta, è una questione di competenza. epidermicamente parlando subisco i maggiori sopprusi di tutto ciò che sto narrando, il problema è che nessuno vede così bene la complementarità di certi elelmenti nel loro folle comporre l'insieme che erroneamente appare. non che io ci riesca, come già intuibile; forte problema inoltre è il mio cadere in un bieco e malsano senso di autocompiacimento che fa schifo..non solo che fa schifo a me, farebbe schifo in generale. quante intestinali controversie sono in posizione di inopugnabilità di fronte queste tesi così per l'appunto avvalorate dal loro stesso esistere, nel loro dove e come. è una nausea profonda che prende piede organicamente perchè mai sua espressione fu così sana ed eloquente, creante un rapporto di materia e concettualità terribile nel senso che vengono i brividi dalle percezioni di realtà che ne derivano. ho proprio ora il naso appoggiato su questi concetti di chiara matrice incoscia, visto che conosco il come, altrettantemente sono state messe a maturare come il far organico prima definito. e sono due espressioni organiche di opposte facciate. lo confesso perchè sono sicuro di averlo capito. è quanto questo mi faccia sproporzionatamente voglia di creare non lo posso spiegare..è così interno! e poi tra il dentro ed il fuori ne sono arrivate così tante di sensazioni e teorie che non potrei più reggere il confronto con te..devo stendermi.

dreamon.

fu seccante. eppoi tutto quel che se ne protrae, tutto sommato l'alleviar conseguito dopo tranquillizzante notifica mal non fu; è secco comunque rimase l'esser quasi-immobile. ho cieco istinto di essere sociale nel network, cosa che non sempre mi vien facile quando non allo schermo, per il ripudio del chiunque in troppi momenti. mi immergo quindi in onde di pixel dove si vedono cose che mammamia( non si può aggiunger altro): decido dunque di viverli questi mondi razionali, in tali giorni di soppiatto, per poter raccogliere cose che troverò necessario sputare sulla carta, o ancora sullo schermo, com'ora. poi pur troppo mica riesco a far nulla..no no..talmente esterno a tutto che mi trovo incapace, esattamente come credevo di esserlo. che ti piaccia o meno può esser considerato surrealismo, assolutamente. bisogna agir dunque di conseguenza. qui v'è sempre qualcuno che può cambiar esso stesso le tue carte; qualcuno che ti da orari; qualcun che mette regole: surrealismo condizionato è. lo riman comunque. è sconclusionante in qualsivoglia caso, bisogna rendersene conto. e allora mi tengo inerte. delle volte voglio proprio vedere dove si può arrivare, nonostante ci siano dei limiti. è che ai miei occhi tutto è videogioco, allora gioco. ma delle volte chi s'impegna molto tanto. almeno qualcuno che ride spensierato c'è. dunque scopro pure ispirazioni, camminando in stanze vuote..che difficilmente vengono violate. volendo in questi mondi c'è spazio per tutto. ed è stato sufficiente così..tra neollogismi e vino. offese personali. non basta tutto quel fresco che ho richiesto, qui si muore. ogni tanto finisce così. con tattiche obsolete ci si ritrova qualcosa nel culo. ma quante cose si riescono a vedere quando hai questo tipo di cose nel culo, nonostante chiaramente non sia piacevole. tutto molto ?.  trovo di nuovo il luogo ideale. l'immenso vuoto. e stavolta è pure giusto il suono ch'essa emette. e me ne frega di ciò che quel dannato emisfero può rappresentare, dio immondo. decido di fuggire, nel mio momento migliore. metto il bicchiere in tasca. intanto il dolore rimane, ed io rientro. e sudo sotto la ventola, mentre ascolto il tentativo di un angelo. che banalità. cacca. bestemmio. mi sembra che tutto vada da un'altra parte. sono seduto quindi ed allo stesso tempo su una sedia da ufficio e su una poltroncina da spiaggia: in entrambi i casi non mi posso lavare e quindi prude da tutte le parti. nonostante tutto siamo ancora qui. siamo ancora pronti. allora invado le case. faccio quello che farei nella vita reale: apparire psicopatico, essere umano. provo comunque molto imbarazzo, ma per gli altri, chiaramente. e giustamente credo che in molti abbiano parecchi problemi. ma tanti. sia problemi che persone. tanti, in tutto. tutto dove puoi essere qualcuno da uno schermo, e vedere quel tuo io nello stesso, nel trionfo di una realtà immateriale. io ogni tanto faccio semplicemente finta di essere vivo, così da non destar sospetti. tutto continuando a sudare come un porcello. quindi c'è una puzza che non finisce. quindi il silenzio mi avvolge. provo altrettanto imbarazzo per me stesso. la parte più sudata è quella che si muove meno. sono arrivato ai livelli di una volta, quelli che non mi ricordavo più. e con le cuffie con cui ascolto le cose fa ancora più caldo. ripeto ripeto e ripeto.  e l'acqua finisce subito, aprendo nuove possibilità di concetti. ebbasta. decido io daltronde. mi ritrovo doppiogiochisticamente alle questioni dell'angelo. in mare di perversione; di quella formale però..che voglio assolutamente indagare. e mi ci avvicino tantissimo.  che desolazione.

non scopro nulla da quei tiepidi veli c'ho cucito; li lascio lì..ad ingiallire.

dopo molto ricomincio a leggere, naturale è l'incrementar del riproporsi in me dell'animo scrittore, che, in chiaro, mi ripropone in veste di narrator di tutt'enniente.

l'animal mio vestir di tal momenti è zozzo, però molto invitatore dell'ascoltare.

ritrovo solo metà delle cose, riscopro solo pochi dei piaceri a cui vorrei piacere. mentre cammino seduto, nella spazzatura degli alter ego più beceri, all'oggi.

anche se solo per una volta ti fregano, e tu acconsenti per scivolare sulle tue stesse feci.

e cerco di esplorare un mefitico mondo virtuale, che non più si propone disponibile, altrochè: scopro dunque di essere vecchio, perchè non partecipante a quelle attività  di quelli della decade successiva. muore l'obbiettivo di esser come loro, cioè di avvicinarsici. ma persone, troppe persone, credon davvero di viverci.

imbarazzante. mentre noi stiamo qui a ridere. e quindi maledetta la incomunicazione, che c'affligge la netta comprensione.

io comunque giuoco, e mi sposto nella squadra dei vincenti, acquistando velocità intellettiva.

imbarazzante.

i brividi.

persone che proiettano la realtà tra questi pixel. la base degli emarginati sociali.

io provo ad essere un pò più diretto. le maschere per poco si celano, ma riprenderanno sedutastante.

madonna cagna.

basterebbe forse, anche se solo come principio, un sano abbraccio caldo, che duri almeno cinque secondi.

è lei che stavolta mi ha messo alla prova;  era lei stanca di agire che ha voluto mettermi alla prova: io, miseramente, ho mantenuto la palla quasi fuori dalla linea, l'ho tenuta con estremo sforzo all'interno del campo, rischiando troppi minuti in cui avrei dovuto correrre come un cretino, senza mai fermarmi a prender fiato.  lei che sempre mi ha accarezzato e dolcemente pizzicato, voleva che fossi io a sfiorarla stavolta..si è messa in posa la prima volta, ed ho sbagliato molto. la seconda volta diciamo che ce l'ho fatta, ma solo dopo qualche secondo,  e lei si è giustamente dimostrata offesa, concedendomi solo 0'5 secondi di testa sulla spalla, come gentile punizione. mi dispiace, ma la mia timidezza è titanica, ella mi fotte. sono stupido mio fiore, in certi momenti sono proprio coglione.

mentre ascolto canzonette-mica-da-ridere scrivo per nessuno.

eh si! (colpo di tosse, più colpi di tosse).

non mi piace molto l'aria che spinge le vele della barca dove sto adesso, no no. non è dunque la barca in sè il problema, o almeno non lo è interamente. il problema più disturbante è il vento, si; capriccioso e violento, che spinge a caso, perchè arrabbiato, che va così perchè è così che crede debba andare, accecato dalla sua stessa stupida impulsività.

e tu, amico ormai lontano, ti sei dovuto sorbire un saluto ai limiti dell'agghiacciante; hai potuto vedere come ho cambiato barca, ma non ti chiedi se sei rimasto indietro tu o sono andato avanti io, o viceversa, naturalmente. quindi sei andato, io comunque sono rimasto qua a fare quello che comunque avrei fatto, ma con una psicologia diversa, senz'altro. in più faccio schifo ma continuo a mangiare, quasi irrimediabilmente. mi riavvicino però a realtà più giovini, a linguaggi e modi di fare ch'era tempo che non scrutavo. se qualcuno dovesse guardarmi da fuori penserebbe che sono su una maledetta chat a cercare femmine da penetrare molto poco dignitosamente, mentre bevo cola e mangio piazza di 6° livello. mi sono alzato per rendermi conto comunque di dov'ero: chiaramente ho scelto i momento più sbagliato(il relativismo insegna che potrebbe però essere il più giusto[il relativismo insegna che non possono esistere due cose come giusto o sbagliato]), e lo sapevo.

e come sfogo le frustrazioni? sparando a della gente che non esiste. certe frustrazioni  non si possono sfogare così però. e poi qui ho allucinazioni: vedo spesso persone che stuprano la mia intimità, poi appunto mi rendo conto che nulla di questo è esistito. al contrario poi parlo con soggetti che non dovrebbero esistere, e mi sento profondamente non a mio agio con questi.

rimango delusissimo da alcuni amici, mentre imparo che un buon cecchino deve riconoscere l'esatto momento in cui agire, non che questo centri molto, ma trovo utile distrarmi cambiando discorso completamente, quando dall'altra parte trovo depressione certa. lasciatemi stare allora qui, nella mia stanza. con un piccola orchestra che suona esclusivamente per me, mentre penso forsennatamente a lei; null'altro potrei fare qua dentro. ci penso e non risolvo i miei desideri, eterni impagati, finora, si spera. mi rendo conto poi di non aver più nulla da dire.

tutti gli umani chiusi in questo cazzo di posto mi fanno impazzire, maledetto iddio. mmm. ancora poco e uscirai. faccio di tutto per non sentire i rumori ed il vociare che essi causano: mi fa sudare freddo, e crea strane reazioni nello stommaco. anche la felpa che ho nella gola ha un risentimento..procedo con la mia storia..ti mando un bacio, piccolo fiore.

e come avrei potuto rifiutare il vostro così poco impacciato invito? essì, banalmente l'ho fatto, non che fosse la prima volta. è stato di cattivo gusto, nonchè inaspettato: non mi sono state date ragioni, e ciò m'ha indisposto ancor di più. ti sto parlando di una cosa che non hai visto accadere, e se l'hai vista non l'hai vista bene, perchè dietro la mia cassa toracica non ci puoi guardare; questo lo so. v'é mancato pur rispetto, c'hio mai privai da vostra presenza, ch'io tengo in molto particolare modo. me ne sono dunque stato con le mie scosse craniche, a tentare il setaccio delle pulsioni culturalmente primitive. m'arraggìai nell'unico istante in cui il mio petalo mi toccò: ciò che provai fu inebriante, duro pochi attimi, poi subentrarono due baci; poi dentro di me si scatenò di tutto, quando mi accorsi veramente che anche il mio fiore era rammarricato, quando mi accarezzò con i suoi sublimi petali, quando mi trasmise una scintilla che scatenò un'incedio reazionale, divampante e ben lontano dallo spegnersi. non c'è stata correttezza. il mio gesto d'amicizia non è stato acconsentire  ad'uno, bensì risparmiargli tutto ciò che ho pensato in quei minuti; da un "complotto" ad 2 a 1 siamo passati ad un 1 a 2, ed io sono sempre nel primo gruppo, vedendo un mercenario vendersi miseramente, abbandonando rispetto( di sé e di me ), onestà, amicizia. vabbè che devo fare..mi affaccio un attimo sulla scena, tento di dare uno sguardo più obbiettivo. faccio comunque finta di niente. qualcunché sia a turbarmi; voglio solo andare a disegnar ora. sperando che il mio "studio" non sia pieno di mosche, lo dico quasi come una pietosa richiesta, poi tolgo il quasi.

quindi batto le nocche fortissimo sul tavolo che ho tra le braccia e le gambe, inneggiando ad una formula già assodata, che inneggia alla masturbazione molto generalmente, come fosse motto di giovini speranti nel futuro, che, appunto, si masturbano con dei sogni assurdi, perchè loro di speranze a lungo andare ancora ne hanno. essù fatevi avanti.

ho raggiunto il numero perfetto, poi l'ho superato, provo dunque dalla carta bianca che ne consegue.

vedo altri che hanno capito soli; vaneggio della loro scoperta..ma non gli sorrido, quasi faccio l'insofferente come quello schiavo che ho incontrato oggi, perchè talvolta vorrei poter essere pur io così, stronzo e cieco. mammamia, che roba. : io naturalmente parlo come fosse tutto al presente; giammai pensarlo.

le vedo adesso le sue parole, belle come lei; certo non parlo di significati, no no.

vorrei più muri e meno muli.

vorrei abbracciare il mio fiore..adesso.

torno seduto qui, e non come ieri ho saputo apprezzare tutta quell'acqua che cadeva per terra, e che cadeva sul vetro, che mi tranquillizava. nonostante tutto sono comunque seduto sulla solita sedia, a pensare a cose che senza questo luogo non esisterebbero, a provare emozioni sempre diverse ma incredibilmente analoghe. e qui sento sempre il bisogno di qualcosa che non ho, e che non posso avere, ed al contrario ci sono tante cose che avrei potuto desiderare ma che in realtà..ora cerco il volto di un'amica, le devo confessare un sacco di cose; è brutto il rendersi conto di dove io la stia cercando, molto brutto. però ella se n'è andata da quel coso, la cercherò altrove.

poi mi vengono in mente tutti i ripari sociali, così in un secondo, in un flashback cinematografico; penso dunque a quanto gli uomini passino molto più tempo ad arredare le loro prigioni piuttosto che cercare la via di uscirne, senza evadere bruscamente.

perciò ritornare in sé non è esattamente facile, plausibile; sono molto distratto e non me ne compiaccio, perchè oggi mi mancano delle capacità, ed il magnetismo lunare si fa sentire vivo e stronzo, possibile di tutto. che tu ci creda o no queste cose hanno grosse influenze, come quando c'è l'alta marea: mica pretendo di inventarmele certe cose. così anche il mio intenstino si ritrova scosso, mica rischio di farmela sotto, no no; ma parecchi/troppi processi disturbano il mio stesso pensare, così labile oggi, così fievolo il suo pulsare adesso. tento invano una risalita pur non avendo muscoli così permissivi, infatti non faccio altro che inseguire la mia coda..ma chissà perchè non compio dei cerchi o simil tali, probabile che stia seguendo quella di qualcun'altro. fatto sta che mi distraggo ugualmente, sempre più impercettibilmente. tra un punto e l'altro. sarò giovane ma mi sento vecchio, e vado a fare quattro passi.

basta leggere poche parole buone per rimettere in sesto i riferimenti spazio-temporali e tornare ad essere dove realmente si era: senza ambizioni e con tanta voglia di bere acqua, che qui è gratis e ce n'è tanta. il peso di tutti questi suoni e di questi umani che in questi momenti in cui possono essere più distesi non fanno altro che intervallare questa cosa alle loro azioni normali, facendo diventare quello che fanno adesso una semplice droga, che va razionata altrimenti si perde la testa.

e poi io non è che mi impegni particolarmente a mantenere veramente lineare la mia azione: azione essa composta da più azioni, le quali richiederebbero necessariamente una concentrazione praticamente disumana, anzi impossibile; non si dovrebbe neanche battere-le-ciglia. mentre mi stringe tutto attorno alla pancia, in febbrili sensazioni d'impossibilità di mantenimento delle facoltà razio-logiche. e dietro di me ci sono DUE cose imbarazzanti: 1- un corridoio dove vari soggetti(perlopiù over 30[e si capisce il perchè]) giocano dalle 21.00 alle 24.00 a sub(b)uteo(ricordi?). 2- dietro il corridoio dove si gioca c'è una sala riunioni dove ci sono soggetti che mammamia, e che mi chiesero di abbassare il volume, ma prima che arrivarono i sub(b)uters. questo mi fa pensare che non dovrei essere sempre io a credermi disperato, no no. lo dico prima di indagare le possibili emozioni che posson scaturire dai social network e del perchè la gente fa uso di queste cose senza aver nulla da pubblicizzare. hai qualcosa da far vedere? no? allora perchè ha aperto quella pagina/sito/porcodio? delle volte alcune cose mi sembrano veramente scontate.

vedo di distrarmi un pò. è quasi ora di far cambiare illusoriamente aria da queste parti.

praticamente sono un antisociale, e fin troppe volte pregiudico; sono un ingenuo. faccio finta di niente e torno a desiderare di andarmene da qui, perchè sono schiacciato qui. fin troppe sono le cose che non farei al di fuori di qui, è per questo che voglio uscire, mi sento quasi troppe responsabilità addosso. di quelle che non si desiderano. mentre alcune facce che passano mi sembra di conoscerle, ma il mio istinto antisociale vuole vederle in una gabbia che non sia la mia. tento il più possibile dunque di rimanere invisibile, rimanendo sempre più spaventato dagli altrui movimenti, che mi preoccupano alquanto. mi lascio quindi sconvolgere da muri di suono, forse invitando quei soggetti attorno a me a compiere gesta indecenti; spero di no, lo spero davvero. me ne sto qui, praticamente invidiando le strade che hanno trovato altri, che vorrei già percorrere alla mia età. sono giovane e ingenuo; devo imparare a stare zitto ed osservare. se non ci fosse tutta queste gente, e tutto questo rumore, e tutte queste persone, andrei dritto a guardare la pioggia da quel vetro, che adesso cade fortissimo. trovo quell'attimo di assoluto nulla in cui osservare l'acqua che corre. mi viene in mente di tutto. torno ai suoni di ieri. prendo i soldi di oggi. torno a credere che avevo ragione. mi rendo conto che sto giocando con le strade che potrei prendere. ma più o meno vado avanti. oggi pomeriggio ti ho fatta ridere. ho riso con te. non è che ogni volta che ci vediamo dobbiamo ridere. o io debba farti ridere. ho anche altre cose da dire. talvolta è il tuo autismo a non permettertelo. comunque oggi abbiamo riso e mi sei mancata. mi è tornato il freddo del marmo sulle chiappe ed il quasi lacrimare a causa di quanto ti raccontavo. mi emozionavo. e ti volevo bene. te ne voglio ancora. di certo te ne vorrò per molto tempo. mi fermo prima di aggiungere ovvietà. devo ricordarmi che sono giovane e ingenuo. sono parecchie le parole contate oggi e mi chiedo come sia tu a viverle, visto che le pause ch'io faccio non sono certo riportate, neanche simbolicamente: questo però è giusta rappresentazione del flusso che sto vivendo ora. mi sembra corretto. nei miei confronti. di certo non dei tuoi. con l'avanzar dell'intelletto, nelle relazioni, si danno molte più cose per scontate, con esperienza però; infatti si cambiano meno amici, si riconosce meglio quelli potenziali o meno. si odia sempre di più i giovani, o quelli che vogliono comportarsi da tali. cacca. ogni volta che vengo in questo posto mi dimentico di quello che dovrei fare, o che ho promesso di fare. è la musica che mi comanda qui. sono io che mi metto a sua disposizione. a suo cambio io cambio. comunque repello e non mi distacco da "certi principi": tipo quelli delle virgolette. inizio dunque ad utilizzare uno dei miei sfoghi preferiti. rimango fregato, scuoto gli animi. poi per la sesta volta sono andato in bagno; sembra una malattia. parlo mentre maledetti registi fanno di tutto per trovare un identità filmica. froci. il cinema che vorrei fare io è diverso; diverso anche dal mito al quale mi ispiro, pur mantenendo lo stesso principio. sacrosanto(non in senso cristiano) principio.  vedo troppe poche disillusioni, mi dispiace per loro; in realtà quasi ne godo. è tempo d'andare.

periodiche incertezze.

attraverso un vetro guardo distrattamente l'acqua che corre per terra, ma più attentamente guardo quella che cade sul vetro. questa città impazzisce quando cade tutta quest'acqua. e a me disturba, parecchio: la normalità si auto-infligge parecchi colpi, e da colpe alla pioggia, stupida normalità. un vecchio saggio samurai diceva:" La pioggia è un problema solo se non vuoi bagnarti"; quanto aveva/ha ragione.

enniente: sono depresso ma appagato/rilassato. il mio piccolo fiore  ha dato segni positivissimi(secondo mio personale punto di vista non assoluto) due giorni fa; tutto ciò permette di poter essere depresso-con-sorriso, sperante per futuro. forse ha arguito e chiesto ergo consiglio ad una specie di mio vicino, che tentò di mettere in luce tutto ciò con un'ottima frase che fece emergere la timidezza terza, la quale sposò la mia; eddopo gli sguardi "muti" sono stati diversi, si giocava di più e più volenterosamente, nel trionfo della mia tachicardia. occhi meravigliosi mi rivelano per la seconda volta il loro colore: meraviglia.

poi aspetto un momento.

pesto un merda: mi rallento e faccio un grossissimo respiro.

ok: ora c'ho nuovi possibili archi di vedute, quando la rivedrò spero sarò meglio in grado di afferrare i suoi sorrisi, la meraviglia dei suoi occhi(nel colore e nel taglio), la delicatezza dei suoi petali che mi sfiorano, ed il loro eterno essere soffice, comunque.                                                                                     una mia amica francese, non la sento da parecchio tempo, ed oggi sbuca: chiaramente le narro tutto a proposito del mio superbo fiore: le faccio vedere una foto: lei sorride guardandomi immaginariamente accanto a lei, un immagine bellissima, ci siamo guardati sorridendo in un momento d'empatia incredibile, ed ella mi diede il suo si, quasi come fosse il permesso d'una sorella maggiore; poi sorridetti un pò da solo, come fanno i pazzi, o come fanno le- persone-normali di fronte un computer.

la digestione è diventata difficile, irrimediabile ricerca di un caffè.

niente.

intanto, mentre con i pensieri sogno, devo dirigere schiere di umani nelle loro stanze, all'interno di cui fanno cose che riesco ad immaginare, perchè un pò le sento. essi mi nauseano, anche perchè possono invadere il mio spazio in qualunque momento, interrompendo qualunque cosa. emmi chiedono cose, ne pretendono altre..mi dimentico di loro e degli accenti. frattanto che questo sassofono distrugge va tutto bene; io, altresì, non molto ho da fare.

per fortuna trovo un pianoforte in mezzo alle dune. lo suono come riesco. non è che poi ne rimanga così soddisfatto, certo, sono pur sempre consapevole di non esser capace ma talvolta il mio estro trova una strada.  poi un tizio correndo apre delle porte e mi ritrovo sovrastato da numerosissimi suoni che giocano con le mie percezioni, e proprio in questo trambusto riesco comunque a ri-sollevare la pace, pensando al mio fiore. mi ci concentro giusto tra il caricamento di un giuoco e l'altro. perchè questo luogo è tedio nelle mie narici, clamore nei miei desideri. mentre l'acidità interna prende il sopravvento forse anche a causa di questi acuti, ed io, silente e paziente, tento di sopprimerla. ora arrivano tizi a pagare le ore in cui io sto qua, a raccontarti cose come mi vengono, tra innumerevoli collegamenti logici ma assentissimi riferimenti tra questi; nel trionfo dei cazzi miei(non totalmente, le intuizioni sono possibilissime). adesso basta sorridere ed essere in qualche modo compiacenti, sono in questo luogo dalle 16.00 ed ora siamo alle 23.46(?!). voglio uscire alla pioggia e camminare per l'alto centro storico, così da rilassare i cazzo di muscoli sfasciati, quelli del cervello eh, che da come si può notare stanno deragliando da quei fili logici prima citati. infatti nemmanco ho la forza di correggere i possibili errori che avrei potuto commettere, lo farò un altra volta, quando sarò in grado anche di mettere gli apostrofi. forse tutto questo è anche stato portato avanti per un infimo desderio di allungar la media degli scritti, per figurare sul web con un nuovo articolone magno, il più grande di tutti, facendo perdere tempo al mio fiore che, forse, realmente interessata, sta cercando di leggere qualcosa, e tu gli servi una poltiglia di nonsense aggrovigliata su se stessa, assolutamente casuale ed asimmetrica, richiamante schifosamente una vaga citazione superficiale di un possibile assurdo; cos'è il lavoro che ti fa questo? di certo accompagnato dalla giusta musica; dovresti guardarti in faccia come ci riusciamo noi parole adesso, ti disprezziamo e siamo costrette a vedere nient'altro che la tua faccia da psicopatico, e attaccaci una foto ogni tanto su quel cazzo di finto muro. forse non ci meritiamo nient'altro che la tua faccia, in quanto tue creazioni che diritti abbiamo? allora speriamo che saranno belle le facce dei lettori o i loro ambienti, spera che qualcuno che leggerà queste cose abbia qualcosa da farci vedere anche a noi, povere parole costrette a guardare il padrone-faccia-di-pazzo. della musica non ci lamentiamo; neanche di come ci disponi, ma dovresti farci vedere qualcos'altro: e tu lettore, mostraci qualcosa, a noi, povere parole.

manca poco alla chiusura: un piccolo delirio tra amore e trance, in un riassunto che riassume otto ore passate nello stesso antro in cui perfino le parole alla fine si stancano di stare, con lo stesso disco in loop, in un deja-vu autistico, che come uniche differenze ha il passare di vari esseri, facenti varie cose, che non si curano minimamente di quello che potrei fare, per esempio mentre esprimo amore per una magnificenza, e vengo interrotto: sono un minuto oltre i tempi, bisogna chiudere. eppur continuo a sentirli fare cose che non dovrebbero, se ne devono andare perchè io voglio rilassarmi al caldo del mio bar a leggere o scrivere o disegnare, a distrarmi. perchè cazzo sono più di otto ore che sono in tremetripercinque. parecchie cose ho fatto. li sbatto fuori. fa una faccia stranita: me ne fotto, qua dentro altri dieci minuti rischio d'impazzire.

buona notte fiore.

pigione non pagata, a causa del non aver compreso il suo ammontare: ieri, nella grossa città, ho sbagliato(come al solito) a recepire corporali messaggi, o meglio, a rispondervi.                                                                                                                       ma poi ch'è successo? ho forse infastidito quel fiore di cui tanto parlo? ho forse fatto cazzata a non sfiorargli delicatamente i petali? oppure è semplice non-interessamento?                                                                                                                        ma quell'incoscie cose che vedo non mentono: sarà nel tempio ch'ello voll'essere accudito e corteggiato? e lo spavento della stranezza l'accolse una volta entrati in una sfera più privata; se è così a che mi serve ora possedere vari contatti e conoscere dov'è ubicata sua casa? a nulla, se è così.

ho sempre quella terribile sensazione d'invadere, tremenda; non voglio certo recargli noie, ma quand'esso trase in macchina i suoi petali rilasciarono profumi creanti incredibile inebrio. ed io, scemo, evocavo solo quisquiglie.

bisogna però smettere, far si che il carattere emerga per quello che è, togliendosi quelle cazzo di maschere: tutti gli ammodini gentili non sono più voluti, né da me nè da nessun altro; or basta ancora, non più voglio innaffiar coi pensieri quel terriccio che già sembra bagnato, e non creder di non poter capire, che è più chiaro di quanto possa sembrare, piccolo fiore. è mia causa qualsivoglia colpa di questa non ancora iniziata relazione di sguardi e di intenti che non vuole cessare che vuole migliorare ma che manca di quel razional saper lasciare parlare il cuore che non più ha libertà d'espresso lì quando si è così vicini da potersi scrutare, che dir oltre che t'amo e che sei estremo fiore, che aggiunger a tutto questo volerti in mezzo le mie braccia deluse dal non poter stringer più niente che non sia quel sudato cuscino che quas'odio, e ti vorrei avere al suo posto, te asciutto e con tutti quei petali scuri ma chiari che profumano e che son morbidi e che vorrei accarezzare non più con i sogni e che vorrei baciare non più con sguardi che passano inosservati, e sfrutto l'onda che scorre e spero nel possibile futuro in quel mondo che ho voluto riscoprire che vorrei provar a vivere con te, che sei un fiore in mezzo a questa terra di deformi.

se ti va, non ti va, non lo so.

manco rileggo, ritento una traversata empatica e subitanzi vengo trafitto da un fulminaccio tremendo: quel vago sentore che forse essa pensi ch'io volla comprarla con doni e favori: e qunto spero non sia così. maledetto quell'essere che così molto m'influenzò in età da latte, tra fronzoli e scossoni ai bocs. non farcela più mi porta a sentirmi fraudatamente repellente a sforzi intellettivi di pazienza. intanto leggo qua e là, e tanti sono che mi cercano, che desiderano succhiarmi materia grigia mentre io irrimediabilmente penso a lei, la sogno in altre vesti, con me.  solo cazzo di sogni.